La chiesa romanica di Santa Maria Assunta, Cerreto di Spoleto

Ci sono tanti motivi per visitare l’Umbria, regione incantevole e fiera, dove si può praticare un turismo naturalistico, ben radicato nel substrato storico dei tanti borghi e paesi arrampicati tra i suoi declivi. E al termine di una delle strade che avvolge le curve dell’altopiano, appare un ponte romano, un convento, una chiesa, un albero monumentale, un dirupo.

A Cerreto di Spoleto in provincia di Perugia, un Comune che supera di poco i mille abitanti, nella frazione di Ponte si trova la chiesa di Santa Maria Assunta, La pieve di marmo.

La Redazione

SANTA MARIA ASSUNTA, LA PIEVE DI MARMO

Uno dei simboli della Trinità, tra i più criptici nell’arte sacra della Valnerina ed allo stesso tempo tra i più profondi ed evocativi, è il rosone della chiesa romanica di Santa Maria Assunta scandito nell’eternità del marmo da un doppio ordine di colonnine binate: nove compongono il circolo interno, espressione dell’idea divina in tutta la sua potenza astratta,  diciotto l’esterno, metafora algebrica pentagonale piramidale che nella simbologia esoterica rimanda alla creatività creazionistica dell’animo e della carne.

Al centro, la rosa araldica a cinque petali, allegoria del supplizio che consacrò il Cristo alla Gloria della Croce, dalla quale sboccia l’area raggiera del rosone, inscritto in un quadrato di roccia che qui diviene fondamento della congiunzione astrale dei quattro punti cardinali e metafora ieratica  dell’universo demiurgico, rappresentazione antitetica del trascendente che, in Valnerina, si eleva oltre le sacre croci di montagna.

Il motivo centrale della rosa a cinque petali riproduce, nel laconico ventre del marmo, il numero “nuziale” pitagorico: cinque, prodotto dell’unione del tre, primo dei numeri dispari, col due, primo dei numeri pari ad esprimere l’unione del Padre con la “Madre”. 

Il vuoto al centro della rosa, che sacrifica sull’altare della monumentalità romanica l’horror vacui dello scalpellinare medieovale, rimanda all’inesprimibile mistero dell’origine, segreto arcano custodito nelle tenebre della manifestazione cosmica, motore immobile che imprime il soffio vitale al ciclo sempiterno del divenire.

Grazia, Spirito e Bellezza, i tre elementi distintivi del monumentale rosone che decora la facciata della Chiesa di Santa Maria Assunta.

Adombrate dalla polvere della storia, tra gli aliti del vento e della memoria, le quattro figure che i vertici del quadrato imprigionano sul trono lapideo del Tempio nascondono tra le pieghe del marmo l’orizzonte sacro dell’eternità evangelica.

Nella parte alta sono ubicati l’angelo di Matteo e l’aquila di Giovani, custodi eterei dell’eco atavico della Parola.

In quella bassa campeggia immortale il ruggito del Leone e la plasticità del Bue che, nell’incedere primitivo della pietra, custodiscono i simulacri ieratici degli evangelisti Matteo e Luca, figli di Dio e di quel Verbo che tra le fronte arboree della Valnerina rivive nelle fredde epigrafi di cattedrali di roccia. Templi del visibile e dell’invisibile, dell’etereo e del caduco, dell’eterno e dell’effimero.

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BIBLIOGRAFIA

Ansano Fabbi: “Guida della Valnerina. Storia ed arte”, Edizioni Il Formichiere, 2018

Paolo Aramini

Paolo Aramini

Di borgo in borgo, di castello in castello, di eremo in eremo, al servizio di un territorio da raccontare.

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