Help the ocean

HELP THE OCEAN un’opera d’arte contemporanea al servizio della nostra terra
Parco Archeologico del Colosseo quadriportico di Santa Maria Antiqua, all’interno del Foro Romano
(ingresso da via dei Fori imperiali) | 9 giugno – 29 luglio 2018

In occasione della Giornata internazionale dedicata alla protezione degli Oceani, World Ocean Day, è stata inaugurata al Parco del Colosseo l’installazione HELP THE OCEAN di Maria Cristina Finucci, aperta al pubblico dal 9 giugno al 29 luglio 2018.

L’opera fa parte del ciclo iniziato nel 2013 con il riconoscimento di un nuovo Stato Federale il Garbage Patch State, il secondo Stato più vasto al mondo, con i suoi 16 milioni di kmq, che comprende le cinque principali isole di plastica presenti negli oceani.

IL RACCONTO di Maria Cristina Finucci

«È passato ormai qualche anno da quando ho iniziato a guardare gli oggetti di plastica, ormai disseminati su tutta la superficie terrestre e ancor più nei mari, con gli occhi di un archeologo del futuro che probabilmente li considererà preziosi reperti, anche se non certamente rari, utili a raccontare la storia dell’”età della plastica ”, l’epoca in cui viviamo. Nel 2016 ho realizzato una installazione che riproduceva le rovine di un grande insediamento sull’isola di Mozia (Trapani) costituito da blocchi uguali in dimensione a quelli delle adiacenti le rovine fenicie, però di plastica invece che di pietra.

L’ ipotetico archeologo del futuro, che nella mia narrazione effettua il fortunato ritrovamento nel 4016 d.C. non riesce a classificare questi reperti perché diversi da quelli delle comuni discariche. Qui il materiale era organizzato ed omogeneo, non buttato alla rinfusa. Solo durante il suo viaggio di ritorno con la navicella spaziale – perché probabilmente tra duemila anni il genere umano sarà estinto – guardando dall’alto l’archeologo riesce a leggere la parola HELP, un deliberato ed organizzato grido di aiuto della nostra civiltà.

Il mio racconto continua e questa volta ha come teatro il sito archeologico più importante al mondo: il Foro Romano. Gli scavi dell’archeologo del futuro anche questa volta hanno portato alla luce un altro HELP, molto simile a quello ritrovato a Mozia, una serie, dunque. Si apre così un mistero …

L’HELP romano sorge sui resti della Basilica Giulia a lato della via Sacra, tra le molte domande che l’archeologo si pone ce n’è una molto semplice: perché proprio lì? Naturalmente ogni risposta è solo una supposizione, ma la tesi più avvalorata è quella che coinvolge uno Stato, il Garbage Patch State, lo Stato formato dagli ammassi di plastica che occupano gli oceani, di cui hanno notizie sin dal 2013 d.C.

Nell’anno della sua fondazione le “cinque isole” che costituivano allora lo Stato Federale occupavano la superficie di 16 milioni di Kmq, ma sicuramente in pochi decenni successivi questo anomalo “territorio” si era esteso fino a diventare, suo malgrado, il più vasto continente. Come sappiamo il Garbage Patch State non aveva mire espansionistiche, ma al contrario, ha subito come una violenza la dilatazione incontrollata dei suoi confini. Gli articoli della sua Costituzione erano incentrati sulla necessità di fermare la propria involontaria crescita. Forse per questo lo Stato scelse proprio il Foro Romano, uno dei luoghi più simbolici del pianeta Terra per lanciare un grido di allarme verso i milioni di visitatori del Foro Romano nella speranza di vedere arrestata la sua espansione.”

HELP

L’installazione è formata da 76 elementi che compongono quattro lettere. Si tratta di gabbioni Maccaferri in rete metallica, di dimensioni 1m x 2m x 1m, vuoti all’interno e foderati da pannelli di rete rossa, come quella che si usa per vendere le arance, contenenti tappi di plastica.

Solo da una visione dall’alto si potrà notare che questa costruzione forma la parola HELP, la richiesta di aiuto di un’intera epoca storica, la nostra, finalmente conscia del proprio avviato processo di autodistruzione. Di notte la gigantesca scritta si illumina – grazie ad ENEL X – ed è visibile anche da via dei Fori Imperiali.

Il progetto è sostenuto da Fondazione Bracco.

«Siamo orgogliosi di sostenere questo progetto di altissimo valore culturale e scientifico. Un’installazione straordinaria che sensibilizza il grande pubblico in modo emozionante sul tema drammatico dell’inquinamento causato dai rifiuti plastici dispersi negli oceani. Un tema a cui vogliamo dare voce nella convinzione che l’arte possa essere uno strumento di lettura privilegiato per comprendere e approfondire al meglio la realtà globale e i suoi molteplici aspetti.» Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco

Italiaapiedi Magazine

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