Saepinum: un gioiello del Molise

Saepinum

L’epoca della Repubblica Romana segna il passaggio di Roma da piccola realtà locale a potenza mediterranea. Con la fine della monarchia, Roma si era liberata dall’influenza etrusca e guardava alla conquista di nuovi territori, sia per motivi economici derivanti da una maggiore capacità produttiva, sia per motivi strategici al fine da allontanare i confini dall’Urbs e quindi avere maggiore capacità difensiva. Molto veniva svolto con la diplomazia, favorendo l’annessione pacifica o l’alleanza con altri popoli, e la guerra era considerata una ipotesi di secondo livello.

Molto veniva svolto con la diplomazia, favorendo l’annessione pacifica o l’alleanza con altri popoli, e la guerra era considerata una ipotesi di secondo livello.

Nonostante la giovane repubblica avesse già combattuto piccole guerre con popoli locali, il primo serio nemico con cui le mire espansionistiche romane dovettero fare i conti furono i Sanniti.

I Sanniti erano un insieme vasto di popolazioni che occupavano la parte centro-meridionale della penisola, dalle Marche alla Puglia settentrionale, e contendevano i territori meridionali ai coloni greci, soprattutto nell’attuale Campania.

Alcuni popoli che facevano parte della galassia sannitica sono famosi coi loro nomi locali (Volsci, Piceni, Marsi, Frentani) che oggi riecheggiano nei nomi delle vie del quartiere San Lorenzo di Roma.

La Basilica Forense

→ Alla fine della prima guerra sannitica, i Sanniti iniziarono a costruire una serie di fortificazioni sulle creste dei monti per controllare l’accesso al Sannio. Una di queste strutture fortificate si trovava nei pressi dell’attuale abitato di Sepino (CB) su un’altura di oltre 900 m.s.l.m. oggi nota come Terravecchia. Quella fortificazione probabilmente si chiamava Saipins o Saipinaz e rappresentava anche un punto di passaggio per la transumanza.

Nel corso della terza guerra sannitica i Romani assediarono e presero Saipins, costringendo la popolazione a spostarsi più a valle e espropriando vaste aree del territorio all’ager publicus populi Romani, ovvero al demanio pubblico.

Pian piano lungo il tratturo che per secoli aveva segnato la via della transumanza dall’odierna Pescasseroli all’attuale Candela nacque un nuovo insediamento che ben presto venne romanizzato.

Vista del Foro

→ L’importanza del municipium crebbe in età imperiale grazie alla gens Neratia che seppe creare un solido legame con l’aristocrazia romana e contribuì enormemente alla crescita economica e sociale di questa piccola città. Sono testimonianza le numerose iscrizioni che parlano delle opere fatte costruire da questa famiglia.

Già nel IV secolo d.C. però iniziava il decadimento economico, a seguito di cambiamenti nella struttura socio-economica di Roma. Il terremoto del 346 poi contribuì a danneggiare edifici e strutture del Municipium. I secoli seguenti non saranno migliori, anche a causa della disgregazione del potere centrale di Roma e delle continue invasioni barbariche che attraversarono il territorio.

La pastorizia restò la prima fonte di reddito della comunità, mentre l’agricoltura venne progressivamente abbandonata. Ciò portò a un aumento della superficie boschiva. E Saepinum divenne pressoché dimenticata fino agli anni ’50 del secolo scorso e ai primi anni del XXI secolo, quando campagne di scavo e di valorizzazione del patrimonio storico accesero nuovamente l’interesse dei visitatori su questa stupenda testimonianza della vita di provincia della Roma Imperiale.

Porta Boviario e il Decumano

→ Fu proprio l’interesse romano per i territori della fertile e ricca Campania Felix che originò una serie di guerre, note come Guerre Sannitiche, protrattesi dal 343 al 290 a.C. in tre fasi.

Alla fine delle guerre Sannitiche i Romani avevano il controllo dell’Italia meridionale e accesso al mare Adriatico. La loro egemonia su quei luoghi sarà presto messa in discussione dalle campagne di Pirro e soprattutto di Annibale.

Fra i monti dell’attuale Molise, nei pressi della valle del fiume Tammaro, in quella regione che i Romani chiamavano Sannio Pentro, si sviluppava una forte attività agro-pastorale, dove fin da tempi antichissimi era in uso la pratica della transumanza, consistente nello spostare le greggi in altura d’estate e in pianura d’invero. Inoltre, le greggi venivano condotte fino ai confini con la Puglia per motivi commerciali.

I pastori nei secoli avevano tracciato delle vie della transumanza, note col nome di tratturi, delle vere e proprie autostrade delle greggi, lungo le quali sorgevano insediamenti per il commercio e per lo stazionamento dei transumanti.

Iscrizione Porta Bovianum

→ Il tratturo divenne il Decumano del nuovo insediamento e la via che congiungeva i monti al fiume Tammaro divenne il Cardo. Nel tempo i romani ampliarono e rinforzarono il nuovo insediamento il cui nome attraverso la latinizzazione fu mutato in Saepinum.

Saepinum divenne in tarda epoca repubblicana e all’inizio di quella imperiale un Municipium piuttosto importante. Oltre a essere centro dei commerci della zona, vi vennero stabiliti anche degli opifici, delle concerie e uno destinato alla lavorazione della lana. Il luogo venne circondato da forti mura aperte da quattro porte su ciascuna intersezione con cardo e decumano.

Il Macellum

→ Oggi una visita all’antica Saepinum è ancora completamente gratuita e solo per l’accesso al museo occorre pagare un piccolo contributo. Molte sono le cose interessanti da visitare in questi piccolo insediamento.

Le porte e le mura

Le mura sono solo parzialmente erette, ma quello che si vede dà una chiara impressione di cosa dovessero essere. Alte circa 5 metri e larghe poco meno di 2 erano intervallate da una serie di torri circolari sporgenti all’esterno ed erano interamente percorribili lungo un cammino di ronda. Nei pressi delle porte erano presenti una serie di rampe d’accesso oggi ben visibili solo presso la Porta Bovianum.

Questa è la porta meglio conservata delle quattro. Si apre a Nord-Ovest dell’abitato, lungo il Decumano, porzione del tratturo Pescasseroli-Candela, proprio in direzione delle montagne d’Abruzzo.

La fontana del Grifo

Costruita con un possente arco a tutto sesto sui fianchi sono presenti due statue rappresentanti dei guerrieri barbari e sull’architrave reca una lunga iscrizione latina che recita:

Ti Claudius Ti f Nero pont cons II imp II trib pot V Nero Claudius Ti f Drusus Germ augur cons imp II murum portas turris d s p f c

(che decrittato dal latino delle epigrafi e iscrizioni significa: Tiberio Claudio Nerone, figlio di Tiberio, pontefice, console per due volte, comandante vittorioso per due volte, insignito del titolo di tribuno per cinque volte e Nerone Claudio Druso Germanico, figlio di Tiberio, augure, console, comandante vittorioso per due volte, a proprie spese provvidero alla costruzione delle mura, delle porte e delle torri).

Il familiare Nerone appare due volte a riprova dell’importanza della Gens Neretia per Saepinum. Da notare la fine dell’iscrizione, quel d s p f c” = de sua pecunia faciundum curaverunt, ovvero fecero costruire con soldi propri. Infatti era uso a quei tempi che gli introiti delle campagne militari, i bottini di guerra, venissero utilizzati per la costruzione di opere pubbliche a gloria imperitura dei vincitori.

L’Anfiteatro Flavio di Roma, il famoso Colosseo, fu infatti costruito coi proventi del saccheggio del Tempio di Gerusalemme (70 d.C.). Con quel d s p f c  i Neretii ci tengono a far sapere che loro in prima persona si sono adoperati per il bene della città: Che tutti lo ricordino!

Opposta alla Porta Bovianum troviamo la Porta Benevento, in direzione Sud-Est verso le terre di Puglia e Basilicata. Anche questa ha un arco a tutto sesto, ma le sue condizioni di conservazione non sono altrettanto buone. Ai lati di questa porta oggi ci sono abitazioni civili che in parte hanno utilizzato le mura e una torre, inglobandole nei nuovi fabbricati. Delle altre due porte, Porta Terravecchia è andata perduta, mentre Porta Tammaro conserva ancora alcuni elementi originali, fortemente incorporati in costruzioni successive. Essendo le porte del cardo, probabilmente, avevano una minore importanza ed erano meno maestose.

IL Foro

Situato all’incrocio fra Decumano e Cardo, il foro è costituto da diversi elementi. Proprio all’incrocio le colonne oggi restanti indicano la presenza di una Basilica Forense. I due ordini di colonne delimitano un prostilo e un ambiente più interno. La basilica era il vero cuore pulsante della comunità. Vi si celebravano funzioni religiose e civili, vi venivano praticate la giustizia e la politica, ma era anche un luogo d’incontro e di discussione per persone più o meno indaffarate.

Pavimento in mosaico di una abitazione privata

Lungo il Decumano in direzione di Porta Boviano il successivo edificio è il Macellum che aveva funzioni di mercato. Di pianta quadrilatera presenta un corridoio interno di forma esagonale su cui si aprono quelle che dovevano essere le tabernae, le botteghe. Come detto anche per Napoli sotterrata, il mercato non aveva solo funzioni di vendita ma anche di contrattazione. Non è un caso che questo Macellum sia praticamente una dipendenza della Basilica Forense cui è contiguo. Il resto del Decumano prosegue verso Porta Boviamun lastricato di pietre bianche e fiancheggiato da vari edifici di cui restano solo le vestigia delle mura perimetrali.

Nella direzione opposta sempre lungo il Decumano si apre una grande piazza lastricata, il Foro vero e proprio. Qui si possono ammirare i resti di edifici privati con pavimenti a mosaico, purtroppo non molto ben conservati, e una fontana detta “Fontana del Grifo” in quanto vi è raffigurato questo uccello. Una iscrizione ci dice che la fontana è un regalo di Caius Ennius Marsus e di suo figlio Lucius Ennius Gallus i quali la fecero costruire a loro spese (d s p f c); probabilmente anche loro avevano mire politiche. Infatti sappiamo che Ennio Marso ebbe una importante carriera militare e civile e di questa abbiamo un riscontro nelle iscrizioni presenti su quel che resta del Mausoleo di Ennio Marso posto un centinaio di metri oltre Porta Benevento, lungo il tratturo.

Il teatro di Saepinum

Il teatro

Interamente costruito in pietra calcarea è il monumento meglio conservato dell’intero sito. Posto a ridosso delle mura fra Porta Boviano e Porta Tammaro, dopo ciò che resta delle terme, è un poco discosto dal Cardo con cui è allineato e verso il quale si aprono gli ingressi. Il teatro in forma semicircolare ha ottimamente conservati sia l’orchestra, ovvero il piano del teatro ove si svolgeva la rappresentazione, che l’ima cavea , ovvero il primo ordine di gradinate riservate in genere alle autorità.

Un secondo ordine di gradinate costituisce la media cavea che, a differenza dell’altra, poggia su una struttura muraria accessibile dall’esterno del teatro. La summa cavea, ovvero il terzo e più alto ordine di gradini non esiste più e al suo posto in epoca medievale sono stati costruiti edifici a due piani, uno dei quali oggi ospita un piccolo ma interessantissimo museo ricco di oggetti d’uso quotidiano.

Mausoleo di Ennio Marso

L’area archeologica di Saepinum è facilmente raggiungibile sia da Roma che da Napoli e da Bari in poche ore, e una gita anche solo di un giorno o di un fine settimana è altamente raccomandata. Dalla statale 87 Sannitica un’uscita porta direttamente all’ingresso di Porta Tammaro, mentre per chi arriva dalla Puglia o dalla Basilicata, la provinciale 82 porta all’ingresso di Porta Terravecchia. Nota di colore, all’ingrasso di Porta Tammaro è attivo un piccolo ristorante basato sui prodotti locali (consigliatissimo), mentre di fianco a Porta Terravecchia c’è un piccolo punto di ristoro.

Tutte le foto sono dell’autore

Domenico Pignone

Domenico Pignone

Ricercatore emerito del Consiglio Nazionale delle Ricerche

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