Rotonda non è solo un aggettivo

ROTONDA: PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

Il Parco Nazionale del Pollino è il più grande d’Italia. Un’area non sempre facilmente raggiungibile per via della conformazione orologica del territorio, riserva al visitatore una infinità di sorprese.

Nel Pollino vivono molte comunità Arbëreshë, di origine Albanese, che in ondate successive hanno raggiunto l’Italia per sfuggire alla pressione degli Ottomani a partire dal quindicesimo secolo. Insediatesi spesso in luoghi impervi e isolati, queste comunità hanno conservato le tradizioni  della terra d’origine, la lingua e spesso anche il rito bizantino alla base della loro origine Ortodossa. Non a caso alcuni comuni hanno nel nome il suffisso “Albanese”.

La “capitale”, ovvero il luogo dove ha sede il parco, è Rotonda, un comune di circa 3500 abitanti. Rotonda può vantarsi di aver ospitato l’Eroe dei due mondi, Garibaldi, il 2 settembre 1860.

Garibaldi, reduce dalla vittoria in Sicilia, si recava a Napoli con il suo Esercito Meridionale per combattere le truppe borboniche di Francesco II. Tuttavia, la situazione territoriale difficile, che aveva fatto definire in passato la zona come le “Termopili della Calabria”, indussero Garibaldi a mutare il percorso, favorendo una via marina attraverso la vicina Maratea.

In questa sua azione Garibaldi fu consigliato e supportato da alcuni maggiorenti di Rotonda, città che può vantare il primato di essere stata la prima provincia dell’Italia continentale a insorgere contro i Borboni.

A seguito di questi eventi, e della fuga da Napoli di Francesco II il 5 settembre, prese avvio l’ultimo atto della “liberazione” del Meridione conclusasi con l’incontro di Teano del 26 ottobre 1860 (Pedio, 1962. La Basilicata nel Risorgimento politico italiano (1700-1870). Dizionario dei patrioti lucani, Potenza).

IL BORGO DI ROTONDA

Il borgo principale di Rotonda si arrocca su uno sperone roccioso facendo assumere all’abitato la forma da cui, probabilmente, il borgo trae il nome. Il resto dell’abitato si dipana in una serie di frazioni rurali, dove il tempo sembra essersi fermato agli anni ’50, un’impressione che presto svanisce quando nei campi appaiono i mezzi dell’agricoltura moderna, dove il mulo o il bue hanno lasciato il posto al trattore. I campi di Rotonda riservano anche il dono di due prodotti insigniti del marchio DOP: la melanzana rossa di Rotonda e i Fagioli bianchi di Rotonda.

di Raimondi Luca, CC BY-SA 3.0, Wikimedia

LA MELANZANA ROSSA E I FAGIOLI BIANCHI DI ROTONDA

La melanzana rossa non è una vera melanzana ma un suo cugino africano; il nome latino Solanum aethiopicum ce lo racconta chiaramente. Non si sa con esattezza quando sia arrivata in Italia, se con soldati rotondesi di ritorno dalle guerre coloniali di fine ‘800 o se grazie a coloni locali che si erano stabiliti nelle terre dell’”Africa Orientale Italiana”, allora orgogliosa parte dell’Impero del periodo fascista. Nei primi anni ’80 del secolo scorso, alcuni ricercatori del CNR di Bari, incuriositi da questi strani frutti avviarono un lavoro di ricerca, che integrandosi successivamente con altre azioni di enti locali e non, ha portato al loro riconoscimento tassonomico e alla loro valorizzazione economica. Oggi rappresentano una delle eccellenze del territorio, e uno degli elementi della gastronomia del Pollino.

Anche i fagioli sono “stranieri” che hanno ottenuto lo ius soli a Rotonda. I fagioli, infatti, sono piante originarie del continente americano giunte in Europa ai primi del 1500 grazie ai marinai di Colombo. In Basilicata hanno trovato un ambiente simile a quello di provenienza diventando non solo a Rotonda, ma anche a Sarconi,  un elemento della tradizione agroalimentare. Infatti, anche i fagioli di Sarconi, un comune nella valle del Sinni, possono fregiarsi del prestigioso marchio DOP.

a Pitu e a Rocca

Rotonda è anche nota per la celebrazione del matrimonio dell’albero in occasione della festa di Sant’Antonio che dura dall’8 al 13 giugno di ogni anno.

Tradizione vuole che, nel luogo dove il santo un giorno riposò, un contadino fosse miracolosamente salvato dal santo apparsogli dietro sua invocazione. Da quel giorno, in onore del santo, i rotondesi vanno nei boschi per tagliare due alberi: un maestoso abete di circa 10 metri chiamato “a rocca” e un più maestoso faggio di circa 20 metri chiamato “a pitu”.

I due alberi erano stati scelti in precedenza a maggio, rispettivamente nella seconda e nella prima domenica del mese. Nei giorni della festa, a pitu, che nei giorni precedenti era stato abbattuto, privato dei rami e squadrato, viene portato in paese da un gioco di 13 coppie di buoi. Simile destino per a rocca che però conserva i rami che gli danno la tipica forma rastremata.

I giorni del taglio, pulizia e trasporto degli alberi sono accompagnati da canti, eventi religiosi e folkloristici, processioni, ecc., ma soprattutto da abbondanti libagioni. L’ultimo giorno, dopo i discorsi del parroco e del sindaco i due alberi ormai maritati vengono innalzati a forza di braccia nei pressi del comune, dove resterà per l’anno a venire. Un pannello fotografico di grandi dimensioni racconta tutte le fasi di questa festa del forte popolo di Rotonda.

Insomma, vale la pena di farci un pensierino e regalarsi una emozionante vacanza il prossimo giugno a Rotonda, magari mascherando dietro propositi culturali, la voglia di gustare le delizie che il parco può offrire, anche quelle di cui non ho parlato, ma che vi invito a scoprire.

Domenico Pignone

Domenico Pignone

Ricercatore emerito del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

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