Montrone, e la città dell’amore fraterno

Lasciando Bari dirigendosi a sud, si risalgono i dolci pendii delle Murge Baresi. A una dozzina di chilometri dal capoluogo si incontra il comune di Adelfia. Nel 1927 con decreto reale i due comuni di Montrone e di Canneto di Bari furono uniti in un solo comune dal nome Adelfia, da una radice greca, ad indicare che i due borghi, sempre perennemente in disputa, erano in realtà fratelli. Oggi Montrone e Canneto sono i due rioni di Adelfia.

Montrone

Una strada del borgo antico di Montrone

Il rione di Montrone è il più antico dei due. Lo storico Marchese Don Cataldo de Nicolai riferisce che nel 982 d.C. il commerciante bizantino Roni Sensech lasciò Bari preoccupato per l’avanzare delle truppe longobarde e scelse una collina dove insediarsi con i suoi averi e pochi accoliti. Il luogo prese il nome di “Mons Roni”, il monte di Roni, Per corruzione di quell’antico toponimo deriva il nome attuale del rione.

Il suolo della Murgia, si sa, è carsico e anche al Mons Roni esistevano delle grotte. All’interno di una di queste un sacerdote bizantino, probabilmente un basiliano in fuga dalla furia iconoclasta bizantina (vedi l’articolo su Balsignano), vi dipinse una Natività. Su quella grotta nel 1086 venne edificata una cappella dedicata alla Madonna del Principio. Nel 1521, il barone Giambattista Galeoti ne decretò l’ampliamento e vi fece trasportare il dipinto della Natività.

Miracoli

Alla Madonna del Principio si deve un intervento miracoloso. Si narra che nel 1656, mentre la peste imperversava in Puglia mietendo innumerevoli vittime, un mattino di agosto il dipinto della Madonna pianse. Quella sera scoppiò un enorme incendio che stava per distruggere le scorte di cereali ammassati nell’aia per la trebbiatura. Per la disperazione i montronesi invocarono la Madonna e un improvviso acquazzone a ciel sereno riuscì a spegnere le fiamme, salvando quindi gli abitanti da un anno di fame.

Oggi la chiesa è normalmente chiusa e non è possibile visitarla, ma sulla antistante piazza due finestre in vetro calpestabile si affacciano sulle grotte. Purtroppo non è possibile vedere nulla dall’esterno.

Procedendo sulla stessa via si arriva alla Chiesa Madre. Ultimata nel 1726, è dedicata a San Nicola di Bari. L’imponente facciata presenta ai lati del portone d’ingresso due nicchie affrescate con immagini dei Santi Rocco e Nicola. L’immagine di San Nicola fa riferimento al miracolo dei bambini

Il castello

Nel 1167 Guglielmo II di Sicilia, detto il Buono, discendente della famiglia Altavilla, istituì il feudo di Montrone e lo affidò a Goffredo Tortomanni. Dopo una serie di passaggi di mano, nel 1290 Montrone divenne possesso del nobile barese Nicolò Dottula che intraprese la costruzione di un castello turrito, primo nucleo della fortificazione del borgo. Successivamente delle mura di fortificazione iniziarono a inglobare l’abitato ad est del castello, dotando le mura anche di una piccola “scarpa”, ovvero una porzione di mura inclinata e non verticale per meglio resistere all’impatto dei proiettili di artiglieria.

Oggi di quelle mura resta ben poco, essendo state trasformate in abitazioni, ma la loro struttura è chiaramente evidente. Ancora oggi è possibile distinguere le due porte principali verso sud e verso nord. Il nucleo del castello venne pian piano trasformato nel palazzo marchesale dei Marchesi di Montrone, la famiglia Bianchi Dottula. Dell’antico castello oggi resta chiaramente evidente una torre cilindrica all’angolo sud-occidentale dell’antico borgo.

Immagine di Google Maps del borgo antico di Montrone.
In verde l’area che fu fortificata in passato

Inoltre, nel 1881 con l’espandersi del borgo, venne creata una ulteriore porta d’ingresso spostata di una strada verso sud, ovvero verso la direttrice di espansione.

Questa porta è sovrastata da una torre campanaria e da una statua di San Trifone. Ma il potere protettivo del santo è anche “rafforzato” da due piccoli mascheroni apotropaici; piccoli per non far infuriare il santo con un gesto tanto pagano…

L’importanza di dotarsi di un orologio comune era primaria in un’epoca in cui solo pochi potevano permettersi un orologio personale. L’orologio pubblico era anche un modo per ribadire la laicità dell’amministrazione (siamo in epoca post-napoleonica) togliendo il primato della misura del tempo ai ritocchi delle campane della chiesa madre.

A poca distanza da questa porta-torre si può ammirare il “palazzo Angiuli”. Edificato alla fine dell’800 ha il portone d’ingresso racchiuso fra quattro colonne che sorreggono l’unico balcone presente sulla facciata.

Sopra l’ingresso, come in uso nel periodo Liberty, è posta una testa di Minerva. Queste teste, i mascheroni e altre raffigurazioni, oltre ad un elemento estetico rappresentavano anche un elemento scaramantico, in quanto veniva loro attribuito il potere di tenere lontano il “malocchio”, il braccio operativo dell’invidia.

San Trifone

Subito dopo aver traversato la porta nord del borgo antico, agli occhi appare un altro arco su cui nel 2019 è stato dipinto un murale raffigurante San Trifone, il patrono del borgo. Trifone, nato nel 232 d.C. fu educato nella fede cristiana ed era particolarmente dedito alla lettura delle scritture. Nel 250 fu prima torturato e poi ucciso per aver rifiutato di obbedire all’ordine di sacrificare agli dei pagani.

San Trifone è particolarmente venerato dagli agricoltori che gli attribuiscono un ruolo di protezione dei raccolti. Si narra infatti che Alessano, un comune in provincia di Lecce, venne un giorno invaso dalle cavallette che iniziarono a distruggere i raccolti. Gli agricoltori si rivolsero quindi a San Trifone, già ritenuto un santo particolarmente miracoloso. A seguito delle loro preghiere le cavallette sparirono all’improvviso. Per questo oggi il santo è spesso raffigurato con una cavalletta infilzata in punta alla sua lancia.

Ma anche Montrone ebbe la sua invasione di cavallette. SI narra che nel 1783 enormi sciami di questi insetti attaccarono le vigne del territorio di Montrone divorando voracemente piante e raccolti. Ma l’intervento miracoloso del santo le fece rapidamente allontanare. Grazie alle cavallette, oggi la festa di San Trifone di Montrone è una delle più grandi feste dell’intero meridione d’Italia che si svolge a novembre.

Il monumento all’eccidio del 1799

Particolarità di questa festa è la competizione di fuochi d’artificio. Le maggiori scuole di artificieri si danno battaglia sia di giorno che di notte. Di giorno si compete per la regolarità dei lanci e la sonorità dei “botti”, la notte per la forma, colore e suono del “fuochi”. Insomma, inutile dire che il giorno clou della festa occorre mettere i tappi alle orecchie.

Montrone sanfedista

Nel 1799 il Regno di Napoli è profondamente diviso. Alcuni intellettuali e nobili sposano gli ideali della Repubblica Napoletana, altri, fedeli alla causa Borbone aderiscono agli ideali sanfedisti. Anche la Terra di Bari è squassata da questi avvenimenti. Tra marzo e aprile del 1799 la cittadina di Modugno, alle porte di Bari, è assediata dall’esercito francese e difesa dai filo-borbonici. Sommosse, scontri e disordini si registrano anche a Bari e a Ceglie del campo.

Anche Montrone avrà la sua parte. Il 5 aprile un trombettiere dell’esercito francese venne ucciso da un sanfesista di Montrone. Per ritorsione furono uccisi 83 cittadini montronesi, persino quelli che si erano rifugiati nella cappella della Madonna del Principio. Col ritorno dei Borboni venne eretto un piccolo cippo per commemorare quell’eccidio. Oggi quel monumento segna il confine ufficiale fra i rioni di Montrone e Canneto al posto della lama che fisicamente li separa. Forse la scelta di quel monumento è dovuta al fatto che nel 1799 gli abitanti di Canneto si schierarono per la Repubblica Napoletana

Ma di Canneto e dell’inimicizia dei due rioni parleremo in un prossimo articolo.


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Domenico Pignone

Ricercatore emerito del Consiglio Nazionale delle Ricerche