La necropoli Daunia di Monte Saraceno

I Dauni e la Daunia

Nel primo millennio avanti Cristo una popolazione d’origine illirica (proveniente da quella terra fra il nord della Grecia e il sud della Serbia, oggi divisa tra varie nazioni) chiamata in greco Iapigi (Ἰάπῠγες) si stanziò nelle terre del “tacco” d’Italia che vanno dal basso Molise fino al Capo di Leuca, quella terra che oggi chiamiamo Puglia, termine derivato proprio dal nome di quel popolo.

Man mano che le varie tribù occupavano terre diverse del territorio e si fondevano con le popolazioni locali, iniziarono a emergere delle differenze che finirono per delineare tre grandi sottopopolazioni.

I Dauni nel nord della Puglia, i Peuceti in quella che oggi è la “Terra di Bari” e i Messapi nel Salento.

La necropoli Daunia di Grano Saraceno
Il territorio del Monte Saraceno

Le fertili pianure della provincia di Foggia furono occupate soprattutto dagli agricoltori, mentre il complesso montuoso del Gargano con la sua ricchissima orografia venne occupato da tribù dedite sia alla pastorizia che all’agricoltura.

Il culto dei morti era molto sviluppato fra quei popoli, dediti a riti funebri complessi nella loro semplicità, che oggi ci hanno lasciato alcune necropoli di grande interesse.

A differenza di altri popoli coevi, i Dauni del Gargano non costruirono grandi monumenti, forse anche per la difficile natura del terreno, ma hanno comunque lasciato importanti testimonianze come la necropoli di Monte Saraceno, nel territorio di Mattinata, più nota certamente per le sue stupende spiagge.

Il territorio dei Dauni: il Gargano

La piana di Mattinata, l’antica Apeneste

Il Gargano è un unicum in quanto non appartiene alla catena Appenninica, ma è di fatto un massiccio a sé stante, caratterizzato da una orografia complessa, valloni e picchi montuosi che arrivano a superare di poco i 1000 metri. Ha origini antichissime.

Nel Giurassico, l’epoca dei dinosauri, era un bacino marino che si è successivamente sollevato assieme agli Appennini per via della pressione delle placche continentali che spingono la penisola italiana contro il massiccio balcanico. La sua emersione dalle acque è iniziata circa 25 milioni di anni fa.

Di questa origine marina restano numerosi fossili di epoche geologiche diverse, fra cui alcuni dei più imponenti giacimenti di nummuliti in Italia.

Fra l’altro il Gargano ospita delle aree di grande interesse naturale, come i laghi costieri di Lesina e Varano, o la Foresta Umbra oggi patrimonio UNESCO, e culturale, come la Grotta dell’Angelo a Monte Sant’Angelo un luogo di religione, dove la tradizione vuole che San Francesco abbia “inventato” il segno del TAU oggi simbolo francescano.

Il Gargano fu occupato da popolazioni umane fin dal paleolitico, in un periodo databile fra 20.000 e 29.0000 anni fa.

Le popolazioni umane di quel periodo erano già Homo sapiens, la nostra specie, come testimoniano i ritrovamenti presso varie grotte, e in particolare alla Grotta Paglicci a Rignano Garganico, dove sono stati rinvenuti disegni in ocra oltre che i resti del più antico cane vissuto in Italia.

Due tombe scavate nel terreno a formare un “utero”

La necropoli di Monte Saraceno

Sulla sommità del Monte Saraceno, un’altura che con i suoi 260 metri s.l.m. sovrasta le candide spiagge di Mattinata. La tribù Daunia che colonizzò questa zona viene oggi identificata col nome di Matini.

In epoca pre-romana l’area era riferita al villaggio di Apeneste, così lo chiama Claudio Tolomeo nel suo Theatrum Geographicum. Il nome in greco significa “sono l’oriente” riferito al sorgere del sole, quindi al mattino.

E già Orazio si riferisce a Matinum per indicare questi luoghi, segno della probabile latinizzazione del nome greco facendo riferimento al significato più originale del toponimo.

Un gruppo di tombe vicine, forse della stessa famiglia

I Dauni scelsero questo monte per le loro sepolture.

I romani chiamavano questo luogo Mons Matinum, e il nome moderno, Monte Saraceno, deriva dal fatto che intorno all’anno mille i saraceni nella loro espansione nell’Adriatico, che fra l’altro vide l’assedio di Bari proprio al capodanno del 1000, si arroccarono su questo monte che garantiva una posizione strategica per il controllo del Golfo di Manfredonia.

Le tombe sparse su questa altura sono scavate direttamente nella roccia calcarea. A vederle non sembrano tanto grandi, poiché i Dauni avevano l’abitudine di seppellire i loro morti in posizione rannicchiata. In qualche modo la tomba assumeva la funzione di un utero in cui il defunto veniva posto in posizione fetale, quasi a voler affidare alla Madre Terra il compito di vegliare il defunto e favorire la nascita di nuove vite.

La stessa tomba poteva essere “riutilizzata” spostando i resti del precedente “inquilino” per fare posto al nuovo. Questo lascia supporre che in realtà le tombe non fossero individuali ma familiari, ipotesi confermata anche dal fatto che le tombe si ritrovano a gruppetti fra loro nettamente distinti.

Resti delle antiche mura difensive

Il corredo funerario non è facilmente definibile, in quanto moltissime tombe sono state predate nel corso della storia. Era comunque costituito da vasellame, oggetti personali d’uso quotidiano e qualche ornamento, fra cui delle catenelle di bronzo o dei pettorali.

Molto più numerose le testimonianze derivanti dalle steli funerarie. Scoperte quasi per caso da un archeologo dilettante, il farmacista di Mattinata Dr. Matteo Sansone, furono in principio accolte con incertezza dagli archeologi accademici, freddezza poi superata alla vista delle prime steli. A riconoscimento del lavoro del Dr Sansoni, ancora oggi nella farmacia che fu sua è possibile vedere dei reperti a lui affidati in custodia.

La tipica stele daunia è antropomorfa: una lastra calcarea alta fino a un metro sormontata da una “testa” umanoide.

In origine di pensava che le steli fossero elementi funerari, come nella tradizione omerica, ma studi successivi hanno fortemente indebolito questa ipotesi.

Il fatto che le steli siano state riutilizzate spesso anche nella costruzione di abitazioni, e non trovate in loco, aumenta l’incertezza sulla loro originale funzione. Sulla stele sono incise numerose figure e non solo funerarie.

Sono riportate scene di vita quotidiana, persone che si salutano o in processione, scene di caccia o di tessitura o, ancora, la molitura dei cereali. Le armi sono raffigurate solo in una piccola parte delle steli ritrovate, cosa che assieme alla mancanza di armi nei corredi funerari, fa pensare ad una popolazione essenzialmente pacifica. Oggi le steli si possono visitare presso il Museo Nazionale Archeologico di Manfredonia.

I fori dei pali per la costruzione di una capanna

Sul Monte Saraceno, però, non c’è solo la necropoli. Non distante è possibile individuare i resti di un antico villaggio Daunio con delle mura a secco di un certo spessore e identificato da un fossato che lo separa nettamente dalla necropoli.

La difesa veniva inoltre supportata da pali di legno conficcati nel terreno, forse utili anche per costruire i camminamenti delle sentinelle.

Nelle aree abitative è possibile individuare la presenza di fori nel terreno a distanze precise e geometriche, che fanno pensare ai fori per l’inserimento di pali che potevano fungere da sostegno a capanne probabilmente di frasche o di pelle di animali.

Scavi archeologici hanno portato alla scoperta di molto vasellame che è stato datato con buona precisione. Questo ha consentito di capire che il villaggio è stato abitato fin verso il IV secolo a.C. per poi decadere, forse a favore dell’abitato di Apeneste.

Forse gli abitanti di Monte Saraceno erano una comunità agropastorale, comunità che tendono a vivere in posti isolati dove è più facile tenere d’occhio le greggi.

Le popolazioni di pianura e costiere, invece, grazie agli scambi commerciali e a un territorio meno aspro, in genere raggiungevano un livello di benessere maggiore. Da qui, forse, le ragioni dell’abbandono del villaggio superiore

Il Golfo di Manfredonia

La visita alla necropoli

La necropoli si può raggiungere da vari punti. C’è una via carrabile che arriva molto vicino e che consente un accesso facile sia alla necropoli che al villaggio.

C’è poi una via meno facile che si arrampica sul fianco del monte a partire dalla spiaggia. Certamente è una via più faticosa, ma sicuramente molto più suggestiva.

Alcuni passaggi sono tagliati nella roccia e occorre aiutarsi con le mani per salire, ma la fatica è ripagata dal fatto che è possibile apprezzare bene la geologia del Gargano, vedere un piccolo giacimento di nummuliti, gettare uno sguardo panoramico sul Golfo di Manfredonia o far volare la vista fino alle falesie di Vignanotica e oltre, fino quasi a Vieste.

A parte il turismo fai-da-te è possibile prenotare una escursione guidata per esempio con colei che mi ha guidato alla scoperta del Monte Saraceno, l’ottima e simpatica guida Concetta dell’organizzazione Gargano Natura.

Le spiagge di Mattinata e sullo sfondo le falesie di Vignanotica

Come ripeto spesso, questa terra di Puglia che mi ospita ormai da tanti anni, non finisce mai di stupirmi. Ogni piccola nuova scoperta non fa che rinnovare le ragioni per cui ho scelto di vivere qui.

Crediti

Tutte le foto sono dell’autore, tranne:

L’eccellente guida Concetta parla al groppo in un momento di riposo

Grotta Paglicci.jpg: Opera parietale in ocra rossa raffigurante un cavallo. 2020. Autore Agn2020 – This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license.

Stele_daunia_colorata.jpg. 2017. Autore Raffaelepr – This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license.

N.B. Per ingrandire le immagini aprirle in una nuova scheda

Domenico Pignone

Ricercatore emerito del Consiglio Nazionale delle Ricerche