Giovinazzo, piccola perla dell’Adriatico

Giovinazzo, piccola perla dell'Adriatico
Giovinazzo vista dal molo forane

Pochi chilometri a Nord di Bari, lungo la costa adriatica, sorge Giovinazzo. Nota oggi soprattutto per essere uno dei posti alla moda tra i giovani e meno giovani baresi, è anche una località di vacanze piuttosto apprezzata per la bellezza del suo centro storico. In effetti la “città vecchia”, tutta d’impronta medievale, è interamente edificata nella stupenda pietra bianca tipica della Puglia, che resta a vista, senza intonaci, conferendo al borgo un colore particolare che si accentua nella “golden hour” dei tramonti autunnali.

Ma Giovinazzo è ben più antica del medioevo. A pochi chilometri all’interno, sulla provinciale 107 per Terlizzi, sorge il complesso archeologico del Dolmen di San Silvestro, un monumento megalitico risalente al secondo millennio a.C. Giovinazzo fu un borgo Peuceto chiamato Netium, poi distrutto durante le guerre puniche. I Peuceti, popolazione di origine Illirica, e una delle tre tribù degli Japigi, abitarono le terre della Puglia centrale fin dagli inizi del primo millennio a.C. e contrastarono l’espansione magno-greca verso il Nord dell’Adriatico, tanto che alcuni sostengono che il nome Peuceti sia in realtà derivato da un dispregiativo greco. Intorno al quarto-terzo secolo a.C. entrarono in conflitto coi Romani, durante le Guerre Pirriche che determinarono la conquista romana della Regio II Apulia et Calabria, dove Calabria indica l’attuale Salento. Il toponimo Natiolum venne a indicare questo luogo e come tale lo si trova nella Tabula Peutingeriana (in alto a destra vicino Barium in questa immagine), una mappa che mostra le vie dell’Impero Romano, in tutta la sua estensione dalla Britannia all’Estremo Oriente.

Una delle colonne militari e la lapide che riporta l’iscrizione della colonna

Natiolum, si trovava lungo la Via Traiana che univa Benevento a Brindisi. All’ingresso di Natolium erano state poste delle colonne militari romane recanti alcune iscrizioni, oggi poco leggibili. Una di queste è riportata in una lapide che spiega la ragione per cui la via era chiamata Traiana, in sintesi “la strada da Benevento a Brindisi fu costruita di tasca propria (pecunia sua) dall’Imperatore Cesare Traiano Nerva, figlio del divino Nerva, Germanico, Dacio, Pontefice massimo ecc.”. Infatti com’era uso fra i romani ai nomi dei personaggi illustri veniva aggiunto una sorta di curriculum che ne elogiava le cariche pubbliche e le campagne militari.

L’Arco Traiano

Il fatto di essere menzionato tra le oltre 550 città indicate nella Tabula e le colonne militari fanno supporre che in quel periodo (circa II secolo d.C.) Natiolum fosse un centro di importanza strategica e economica dell’Impero. Le colonne furono in seguito incorporate in edifici medievali, ma tutt’ora delimitano l’ingresso al borgo antico, collegando Piazza Umberto I e Piazza Costantinopoli, attraverso un arco chiamato appunto Arco di Traiano.

Il Porto. Alla base sulla sinistra il Torrione Aragonese “U Tammurr”

Il toponimo Juvenatium appare per la prima volta in un documento dell’anno 938 d.C. relativo alla Chiesa di San Felice. Come sorga questo toponimo non è ancora chiaro ma potrebbe essere derivato da Juvenis Natiolum (nuovo Natiolum); altri invece sostengono che la città sia stata fondata da Perseo, figlio di Giove, che al padre dedicò il luogo chiamandolo Jovis Natio (il Natio di Giove). Sia come sia dal decimo secolo il luogo sarà chiamato con nomi sempre più vicini all’attuale. Nel dodicesimo secolo Jovenazo compare tra le carte del geografo arabo Al-Idrisi, che lo indica come porto importante per i commerci con il vicino Oriente, e come porto di riferimento dei vicini centri economici di Terlizzi e Bitonto.

Cortile con Pozzo

Conquistata dai Normanni, a metà del XIII secolo fu ceduta alla signoria di Aragona, per poi divenire Feudo spagnolo. Il feudo di Giovinazzo e Terlizzi restò a lungo un possedimento di diversi signori fino alla completa affrancatura avvenuta nel 1806. Gli Aragonesi costruirono un torrione a sovrastare il porto, che per la sua forma tonda che ricorda un tamburo fu soprannominato dalla popolazione “u tammùrr”. Molti palazzi furono costruiti nel corso dei secoli, ad esempio il Palazzo Sagarriga-Spinelli del tardo XIII secolo, che spesso hanno al loro interno delle corti in cui si evidenzia il pozzo per l’approvvigionamento idrico riveniente in gran parte dalle acque piovani adeguatamente convogliate in riserve sotterranee. Infatti, la natura carsica del territorio pugliese ha reso questa terra povera di corsi d’acqua di superficie, anche nel periodo più freddo dei secoli XVII e XVIII, noto come Piccola Era Glaciale. La scarsità di acque superficiali per la costruzione di acquedotti, spinse a creare dei sistemi di raccolta della pioggia per uso domestico. La storica sete della Puglia terminò molto tempo dopo, all’inizio del ‘900, quando venne realizzato l’Acquedotto Pugliese, l’ambizioso progetto del giovane ingegnere Camillo Rosalba, che intercettava le acque del lontano fiume Sele.

Vicolo freddo

Giovinazzo è ricca di chiese, di cui la più importante è la Concattredrale di Santa Maria Assunta. Fu costruita nel XII secolo durante la dominazione dei Normanni, che tenevano molto ad affermare il cattolicesimo romano in Puglia per contrastare l’allora diffuso rito greco bizantino, teologicamente ortodosso. Eretta probabilmente su un edificio di culto precedente, ha un paio di particolarità: l’ingresso principale è laterale e si affaccia sulla stratta via che ospita anche il Palazzo Sagarriga-Spinelli, e le due torri, di cui una tronca e l’altra campanaria, edificate, forse, per simulare una struttura difensiva. Infatti la cattedrale si affaccia quasi direttamente sul mare. Edificata in stile romanico con alcuni innesti nordici, presenta una piccola cripta, mentre il corpo principale è a tre navate con transetto e falsi matronei. Nel corso del diciottesimo secolo fu ristrutturata in gusto barocco, per cui alcuni elementi originali, come il pavimento a mosaico, sono andati abbondantemente perduti. L’abside è adornata da tele del pittore seicentesco giovinazzese Carlo Rosa, non imparentato col coevo pittore napoletano Salvator Rosa.

Giovinazzo: chiesa di San Basilio
La chiesa di San Basilio del IX secolo

Ma le chiese non si fermano al centro cittadino. Nel medio evo tutto il territorio giovinazzese si arricchì di chiese e cappelle di particolare interesse religioso, come la chiesa del Padre Eterno, o la chiesa di San Basilio costruita nel nono secolo da Monaci Basiliani in fuga da Bisanzio perché contrari alla iconoclastia che infuriava nell’impero Bizantino, o ancora la chiesa torre di Sant’Eustachio, incorporata in un casale, purtroppo privato e lasciato in stato di abbandono che mette anche a rischio la statica dell’edificio. Il casale fu in passato anche un punto di ritrovo per i pellegrini in viaggio verso la Terra Santa, come le croci incise nel portale d’ingresso testimoniano.  

Oggi, la maggior parte di noi quando pensa alla Puglia immagina le spiagge del Salento, la movida di Gallipoli, o i trulli di Alberobello. Per me il fascino di questa terra risiede in tante piccole perle quasi nascoste e (forse per fortuna) ignorate dagli itinerari turistici. Perle vive come il centro storico di Giovinazzo, o perle dimenticate e celate, come le chiese disperse in territori rurali. Un fascino a cui non ho mai saputo resistere

Domenico Pignone

Domenico Pignone

Ricercatore emerito del Consiglio Nazionale delle Ricerche

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