Balsignano, antico casale fortificato

Balsignano, Bari (Puglia)

Stavolta la mia storia non inizia dal principio, ma dai secoli dell’alto medioevo che videro buona parte del territorio pugliese restare sotto l’influenza dell’Impero Romano d’Oriente.

Se a Roma, l’eterna, o nel Nord questi “evi” sono definiti “i secoli bui”, in Puglia furono secoli di fioritura di quella cultura che originerà di lì a poco il “Romanico pugliese”, che giunse fino ai Balcani adriatici e che precorse e in parte ispirò il Gotico.

Se nell’800 Carlo Magno, imperatore del Sacro Romano Impero, disdegnava la scrittura ritenendola inadeguata al suo ruolo (o forse era semplicemente analfabeta), la Puglia ospitava oasi culturali notevoli e la borghesia, oltre alla nobiltà, sapeva ben leggere e scrivere.

Balsignano, Puglia: Google Earth
Il complesso di Balsignano immortalato dai satelliti di Google Earth. Il complesso sorge lungo la provinciale Modugno-Bitritto, In terra di Bari

Questa fioritura culturale di deve in parte all’oriente, ai monaci Basiliani che, sotto la furia distruttrice delle immagini sacre conseguente l’editto dell’Imperatore Leone II Isaurico, trovarono rifugio nelle terre pugliesi, dove l’iconoclastia leonina veniva applicata con molta leggerezza, per non dire totalmente disapplicata. E per fortuna!

I monaci basiliani preferivano rifugiarsi in zone isolate, e spesso occupavano modificando le grotte naturali, dette “laure” al cui ingresso veniva dipinta una Madonna detta “Guardiana”. Il territorio carsico della Puglia era ideale per trovare luoghi adatti allo scopo.

Lungo una lama (un solco nel terreno scavato da acque torrentizie ma normalmente secco) detta Lamasinata un gruppo di Basiliani trovò rifugio. Si trattava di una zona, individuata tra gli odierni comuni di Modugno e Bitritto, dove già nel VI millennio a.C. era sorto un insediamento neolitico.

“Castrum in loco basilano”

mura di Balsignano
Mura di Balsignano. In alto, la struttura doppia delle mura; in basso,una postazione difensiva con finestre strombate

Nei decenni successivi, attorno all’insediamento basiliano sorse un villaggio, poi cinto da mura e infine un casale fortificato. Documenti del X secolo parlano di un “castrum in loco basiliano”, quello che poi sarebbe divenuto noto come Balsignano.

Il castrum ebbe alterne vicende: distrutto dai Saraceni alla fine del X secolo, venne ricostruito e arricchito fino al suo abbandono nel 1526 a causa della guerra franco-spagnola per il dominio dell’Italia meridionale.

Oggi del castrum restano solo le vestigia delle mura, una chiesa detta di San Felice (ma precedentemente nota come San Pietro) e il casale fortificato che include anche la chiesa di Santa Maria. L’intero complesso è facilmente visibile tramite Google Earth, ma la rete ci mette anche a disposizione una sua fruizione a volo d’uccello grazie alle riprese di un drone.

Balsignano: chiave di volta della cupola della Chiesa di San Felice
La chiave di volta della cupola principale di San Felice

Tutto attorno al castrum resistono le vestigia delle mura. SI tratta chiaramente di una struttura difensiva, con mura spesse e a tratti doppie.

A distanze regolari si ergono delle torri o altre strutture di avvistamento e difesa, dotate di finestre strombate per consentire ai difensori un maggior angolo di azione senza rinunciare alla loro sicurezza.

Addossate alle mura anche alcune antiche cisterne per la raccolta dell’acqua, che in Puglia ha sempre rappresentato un problema primario.

Sul lato sud le mura inglobano anche il casale fortificato che comprende il castello e la chiesa di Santa Maria. La scelta di localizzare questa struttura sul lato sud non è casuale. Infatti qui le mura corrono lungo il fianco della lama Lamasinata che in questo punto raggiunge una discreta profondità, rappresentando quindi un baluardo difensivo naturale.

Balsignano: portale di accesso al castello
Il portale d’accesso al castello. A destra particolare dell’ornamento

All’angolo sud-est delle mura sorge l’interessante chiesa di San Felice (illustrativa dell’articolo), che rappresenta un primissimo esempio di Romanico Pugliese, con ancora forti influenze bizantine e arabe.

Ha una pianta a croce, sormontata da una cupola posta su una base ottagonale, e nella porzione a nord si unisce a un altro edificio sormontato da due cupole, forse di fattura più antica.

La chiave di volta della cupola del corpo principale porta un bassorilievo raffigurante una stella a sei punte, o forse un fiore liliaceo, con all’interno una mano ornata da un bracciale.

Oggi le pareti sono spoglie ma è possibile immaginare che in passato fossero affrescate con immagini sacre. I ricercatori del CNR ITC hanno ricostruito dei modelli tridimensionali interattivi della Chiesa di San Felice che è possibile visualizzare in questa pagina.

Castello di Basignano

Balsignao: il castello visto dalla corte
Il Castello visto dalla corte. Notare le vestigia delle due torri

Al castello si accede da un portale i cui stipiti sono decorati con motivi botanici, quelli che ornano anche i portali delle chiese romaniche pugliesi.

Probabilmente, in origine esistevano solo due torri con funzione di ricovero in quanto la zona sud delle mura era meglio difesa dalla struttura fisica del terreno. In epoca successiva fra le due torri venne verosimilmente costruito l’attuale edificio, sacrificando anche parte delle torri.

Verso sud, fra il castello e le mura, si trova una ampia corte aperta che si chiude a ridosso delle mura con la chiesa di Santa Maria.

Questo edificio in parte sporge fuori dalle mura sul versante più ripido della lama Lamasinata, e probabilmente include il primevo insediamento basiliano.

Infatti, la chiesa di Santa Maria si compone di almeno due parti: una più prossima al castello dove sono ancora bel visibili degli affreschi di pregevole fattura, e una più antica e anche più profonda, per un salto di livello della roccia su cui fonda, che incorpora un’abside e un complesso funerario dove venivano sepolti i monaci.

Fra gli affreschi ancora visibili nella parte più alta della chiesa spicca la figura di un “Santo Vescovo”, identificabile forse con San Felice. Il “Santo Vescovo” è anche raffigurato nella parte più bassa della chiesa.

Un altro affresco rappresenta le “Vergine Odeghitria”, la Madonna che conduce, nella fede e nella vita. Il culto dell’Odeghìtria (o Odigìtria, o Odegìtria, dal greco Oδηγήτρια) di origine bizantina è molto diffuso in Puglia, nella Valle d’Itria il cui nome deriva dalla corruzione del nome Odighitria, oltre che in Sicilia e Sardegna. In molti luoghi della diocesi Bari-Bitonto è anche nota come Madonna di Costantinopoli, e con questo nome è conosciuta nella vicina Bitritto, di cui la Odeghitria è la patrona.

Balsignano: chiesa di Santa Maria
La chiesa di Santa Maria vista dal Castello. Notare i dui livelli su cui è edificata. Sullo sfondo lama Lamasinata
Affreschi di Santa Maria. A sinistra, edificio più alto: Santa Lucia (sn) e Santo Vescovo, probabilmente San Felice (dx). A destra, affreschi dell’abside dell’edificio più basso

La Puglia è spesso definita la “Porta d’Oriente” e non solo per via degli storici scambi commerciali con quel mondo che da Otranto dista solo 40 miglia di mare, ma soprattutto per le profonde radici comuni.

Simu salentini dellu munnu cittadini, Radicati alli messapi cu li greci e bizantini” cantavano i Sud Sound System.

Bari ospita il santo venerato da Cattolici e Ortodossi, San Nicola.

Ed è proprio in luoghi come Balsignano, dove si intrecciano i fili dell’antica Bisanzio, del mondo mussulmano che premeva su Bisanzio fertilizzandolo, deil’antica Illiria, della centenaria presenza dell’antica Roma che aveva portato in Puglia la sua più importante via consolare, che si riesce a scorgere il legame tra i popoli che il mare Mediterraneo unisce e non divide, come certi personaggi senza storia né cultura di oggi vorrebbero farci credere.

Domenico Pignone

Ricercatore emerito del Consiglio Nazionale delle Ricerche

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