Andare per antichi templi, Sannitici però

In Campania

Pietravairano disteso sul colle

Conoscevo Pietravairano, un bel paese disteso su una collina sormontata da un castello medievale, perché alla fine del secolo scorso vi avevo visitato uno stupendo presepe vivente. Immaginate le case di questo borgo antico ospitare la saponificatrice, il ciabattino, il sellaio, ma anche la vetrina di una piccola cantina che produce ottimi Falanghina, Greco e Aglianico.

Pietravairano domina la fertile valle che si vede nell’immagine di apertura, e che si estende fra il Taburno Camposauro e il Roccamonfina. Massiccio calcareo il primo e vulcano “spento” il secondo. Conosciuto per i suoi vini il primo, e per la presenza dell’Homo heidebelgensis il secondo. La valle che termina con Caianello, noto praticamente solo per il casello autostradale, è ricca di allevamenti di bufale per la produzione della favolosa “Mozzarella di bufala Campana DOP”. Insomma, una terra baciata da Dio, che rende manifesto perché i Romani la chiamassero “Campania felix”.

Il castello Normanno.Svevo

La zona fu abitata dai Sanniti e poi colonizzata dai Romani, fino a quando le invasioni di popoli stranieri conseguenti la caduta dell’Impero Romano d’Occidente non costrinsero le popolazioni a insediarsi sui monti per meglio difendersi dagli invasori. Il castello di Pietravairano, luogo del FAI, il Fondo per l’Ambiente Italiano, fu prima Normanno e poi Angioino. Le sue funzioni furono difensive e di controllo dei traffici lungo la valle

Luogo poco conosciuto, Pietravairano divenne noto ai più all’inizio del XXI secolo, quando l’intuizione di un appassionato di volo leggero, il Prof. Nicola Lombardi, portò a un sorvolo del Monte San Nicola e alla clamorosa scoperta di ciò che restava di un’antica costruzione. Successivi sopralluoghi a terra e primi scavi fecero emergere le rovine di un’antica struttura di epoca romana o sannita. Campagne di scavo e di studio condotte negli anni seguenti consentirono di identificare in questo luogo un tempio-teatro risalente a un periodo attorno al II secolo a.C.

Il Tempio-Teatro di Monte San Nicola

La cavea del Tempio-Teatro di Monte San Nicola. Per un effetto ottico non si nota l’ampiezza a 180* della cavea

In questo periodo i Romani avevano definitivamente sottomesso i Sanniti, ma, come d’uso a Roma antica, i popoli sottomessi godevano di una certa autonomia e libertà. Venne quindi costruito questo tempio che gli studi condotti non hanno potuto attribuire al culto di una o più specifiche divinità. Il tempio ha una classica struttura da tempio tuscanico a tre celle, e sotto di esso si estende la cavea di un anfiteatro piuttosto capiente che si affaccia sulla valle sottostante. Nel teatro venivano probabilmente rappresentate opere in onore degli dei cui la struttura era dedicata.

Il complesso di Pietrabbondante

La posizione del complesso ricorda altre strutture sannitiche, cosa che ha fatto a lungo discutere sulla datazione del tempio di Pietravairano. L’influenza della cultura sannitica è certa e si mescola con elementi tipici dell’architettura romana. Questa circostanza potrebbe far pensare a una struttura che in qualche modo celebrasse l’integrazione delle due culture e suggellasse una pace fra i due popoli italici. La classica pax romana.

In Molise

La cavea del Teatro di Pietrabbondante

Qualche anno fa avevo visitato il tempio sannita di Pietrabbondante a pochi chilometri da Isernia, in Molise. Lì nel II secolo a.C. venne eretto un maestoso complesso di templi comprendente un anfiteatro. Insomma qualcosa di molto simile nella struttura generale anche se molto differente nelle dimensioni dal tempio di Monte San Nicola. Anche il complesso di Pietrabbondante si affaccia su una valle e gli spettatori seduti nella cavea potevano allo stesso tempo ammirare il panorama e seguire lo spettacolo.

Anche se esistono molte differenze fra i due complessi, le immagini satellitari mostrano indubbie similitudini, non solo architettoniche ma anche di ambientamento e orientamento. E, se vogliamo continuare a vedere parallelismi, entrambi i luoghi hanno nel loro toponimo la parola Pietra. Ma questa credo sia davvero solo una coincidenza.

Comparazione delle immagini satellitari dei due complessi. A sinistra Pietravairano a destra Pietrabbondante. Le immagini, cortesia di Google Earth, sono prese da differenti altezze
La cavea del Tempio-Teatro di Pietravaro e l’affaccio sulla valle

I templi sannitici

Lo stato attuale dei due complessi è abbastanza diverso. Entrambi sono visitabili, ma Pietrabbondante è meglio organizzato in quanto aperto al pubblico da molto più tempo. Anche l’accesso è diverso: a Pietrabbondante si accede dall’alto mentre a Pietravairano dal basso. Lo stato di conservazione è pure differente. A Pietravairano i lavori di restauro sono stati un poco più invasivi che a Pietrabbondante, seppure nel pieno rispetto dell’originale struttura dei luoghi e delle opere.

Dal Tempio di Pietravairano

In entrambi i casi, però, l’impressione è la stessa. Scendere lungo la cavea per visualizzare ampi spazi ancora molto naturali restituisce un’emozione particolarmente intensa, che a tratti sfiora la sindrome di Stendhal. A sedere sugli antichi spalti si ha la sensazione di essere sospesi nello spazio e nel tempo: si domina quasi a volo d’uccello una vallata ancora piuttosto naturale. La mente va a come doveva essere quella valle venti secoli fa e ci si sente sospesi tra un passato maestoso e un futuro incerto. Quanto ancora quella valle resisterà alla pressione dell’uomo, alla sua fame di suolo?

Credits

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Domenico Pignone

Ricercatore emerito del Consiglio Nazionale delle Ricerche