La Lucania di Carlo Levi

LUCANIA 61 DI CARLO LEVI

Ancora per qualche settimana Matera sarà capitale europea della cultura, e mai tanta gente ha visitato questo gioiello del Sud. Molto spesso si tratta di visite che definirei “all you can eat”, ossia visite per vedere il più possibile nel minor tempo. Purtroppo questo turismo spesso dimentica i capolavori nascosti, quelli che bisogna perdere un po’ di tempo per apprezzarli appieno.

A Piazzetta Pascoli esiste uno di questi “miracoli”. Una piccola terrazza lancia lo sguardo sui Sassi e sulla rocca dove è sita la chiesa rupestre della Madonna dell’Idris, al suo fianco il Palazzo Lanfranchi, sede del Museo nazionale d’arte medievale e moderna della Basilicata.

Questo museo ospita una sala interamente dedicata a Carlo Levi e ancora per pochi giorni una mostra dei disegni politici dello stesso autore che spesso apparivano sulle pagine de “L’Italia socialista”.

SALA CARLO LEVI A PALAZZO LANFRANCHI, MATERA

Carlo Levi, intellettuale piemontese attivo politicamente nell’antifascismo, nel 1935 viene confinato nel profondo Sud, in quella parte del Paese che appare totalmente dimenticata dallo Stato e dal Regime, al punto che qui “neppure la parola di Cristo sembra essere mai giunta”. Quella esperienza gli ispirò il suo romanzo più famoso, “Cristo si è fermato ad Eboli”.

La sua esperienza si limitò a due paesi della Basilicata, Grassano e Aliano, ma gli bastò a comprendere in profondità l’umanità di quelle popolazioni. Uno sguardo umano più che politico, quello che era mancato a Gramsci che pure si era molto occupato dei problemi del meridione.

Nel 1961, in occasione dell’Esposizione Internazionale Italia ’61, un momento in cui la società italiana era in profondo cambiamento, venne invitato a dipingere un quadro che rappresentasse la Basilicata al padiglione delle regioni.

Nasce così “Lucania 61” un’opera lunga oltre 18 metri e alta oltre 3. La tela è divisa in tre parti, alle quali ognuno da il suo significato: c’è chi parla della rappresentazione della triade Inferno, Purgatorio e Paradiso, chi di passato presente e futuro. Ai miei occhi invece rappresenta l’anima del popolo della Basilicata: il dolore della povertà, la vita nel lavoro, la speranza nel riscatto della politica.

Il primo pannello mostra da un lato il lutto per un giovane morto e dall’altro la misera vita un una casa dove una sola donna deve accudire una moltitudine di bambini. I volti sono in genere dipinti a tratti grossolani eppure estremamente espressivi. Solo alcuni volti sono definiti in maggiore dettaglio: un’anziana dal volto pallido, forse la madre del morto, una donna dallo sguardo duro che guarda oltre, forse lo sguardo di una veggente, forse lo sguardo perduto nel vuoto della rassegnazione.

La Lucania di Carlo Levi
LUCANIA 61, Carlo Levi

Anche il secondo pannello è diviso in due parti, da un lato le case dei contadini di Grassano, moduli abitativi tutti uguali, disegnati da un mastro muratore non da un architetto, nella tradizione dei mastri muratori che edificarono le cattedrali gotiche e romaniche tramandando le conoscenze in maniera quasi esoterica.

I mastri che hanno costruito quelle case hanno perso quella conoscenza e solo sanno come costruire quel tipo di abitazione, senza alcuna variante, piccole case che ospitano le persone come visto nel pannello precedente con cui le case confinano. Qui però non è rappresentato il dolore, ma solo la quotidianità, forse un po’ rassegnata, di un popolo la cui massima ambizione è sopravvivere.

A destra la rappresentazione di contadini che tornano dal lavoro dei campi, accompagnati dai fidi muli e asini compagni di vita oltre che di lavoro e da qualche pecora per il latte con cui fare i formaggi. Gli animali portano un po’ di legna per il focolare in cui preparare la cena. Sul loro dorso anche donne e bambini. Le due scene appaiono come un omaggio ai luoghi del confino. A sinistra Grassano, a destra Aliano, così come definito dai calanche sullo sfondo. In alto sui monte lo skyline di Grassano, così come appare ancora oggi dalla valle del Basento.

Il terzo pannello rappresenta la speranza in un futuro possibile. Come in un viaggio dantesco qui la guida al futuro è Rocco Scotellaro, il “poeta contadino” sindaco della vicina Tricarico, le cui idee socialiste gli valsero quarantacinque giorni di carcere a seguito delle false accuse dei suoi avversari politici. Scotellaro qui è inconfondibile, circondato dai contadini che lo ascoltano formando quasi un’aureola di santità attorno al poeta.

LUCANIA 61, terzo pannello: “Scotellaro”

I volti dei contadini sono seri e un po’ mesti, ben lontani dalla raffigurazione aulica dei successi del socialismo che imperava a quei tempi. In questa mestizia che contrasta con la gioiosa immagine di Scotellaro, forse, Levi insinua il dubbio che nulla possa davvero cambiare se non attraverso la realizzazione delle idee dello stesso Scoltellaro, quelle idee di partecipazione e non di supina attesa di uno stato evanescente, che nel 1947 portarono alla costruzione dell’Ospedale Civile di Tricarico grazie al contributo economico, e non solo, della cittadinanza.

Levi spera in un riscatto del meridione, in un cambio di passo della politica meridionale e nazionale, ma l’esperienza del 1948 gli impone una vena si scetticismo. Nei disegni politici costituenti la mostra, questa critica della politica è fortissima. Si comincia dal periodo pre-elettorale in cui i politici riempiono la testa di slogan alla popolazione, per finire al periodo post-elettorale in cui i valori del socialismo, impersonati in Garibaldi, cedono al compromesso con la Democrazia Cristiana, rappresentata da un De Gasperi spesso disegnato vestito da prete di campagna e con un enorme naso aquilino.

Insomma, se andate a Matera, tagliate via due ore al turismo frettolosamente avido di immagini da portare a casa, e dedicatele a Palazzo Lanfranchi, non solo alla sala Levi.

Se vi fermerete a osservare in dettaglio “Lucania 61” potrete quasi essere proiettati nella realtà rappresentata, viverla empaticamente come ha fatto l’autore e potreste anche dire che finalmente avete compreso davvero cosa sia la Sindrome di Standhal.

Slogan, Carlo Levi
Domenico Pignone

Domenico Pignone

Ricercatore emerito del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

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